Di desideri fortissimi e altre amenità.

Di un desiderio che trema sulle labbra.
Ne sento la eco sui capezzoli che si irrigidiscono all’istante.
Credo all’incanto delle formule magiche sussurrate o sbattute sulla bocca. 
Sei come un colpo di vento.
Mi sferzi i capelli e mi raccogli intorno gli odori.
Io ferma in mezzo al sentiero di te
non ho paura.
Posso chiudere gli occhi.
Lasciarti venire.
Con me.

Anche queste sono rese. Silenziose e bellissime.

Correos

Stamattina guardavo la buca delle lettere con la mia busta gialla stretta in mano. Sono così disabituata a spedire lettere che l’ho guardata con aria scettica per diversi minuti. Lei rossa e scolorita per il sole e la dimenticanza. Poi mi sono girata e sono andata direttamente all’ufficio postale.

Non avere fiducia nelle buche postali non mi piace.

Mi sto trasformando in una brutta persona.

magiadelsogno ha detto: Meraviglia.

Mi meraviglio anche io. Tanto. Però è bello. Potessi sempre sentirla la meraviglia, io non mi lamenterei! Come sempre, Grazie! Sei cara. 

tags: magiadelsogno,

Ovunque proteggi

Il telefono è un filo che ci collega attraverso un tempo che non riconosco più. Ieri oggi e domani si mescolano come carte di un mazzo per un gioco di cui non conosco le regole. Mi sorprendi rubandone una che nascondi tra l’orecchio e i tuoi capelli.

Ci siamo amati in un tempo che non esiste più, in uno spazio fatto di linee telefoniche e letti sfatti ma bellissimi, perché coperti dei sogni nostri. Ci siamo voluti in un angolo feroce e strettissimo che ci piegava le teste e ci faceva aprire gli occhi per guardarci meglio. Ci siamo straziati di lontananza e incomprensioni, di caldo d’estate e di sorrisi stanchi. Ci siamo trafitti di parole non dette, emozioni soffocate, dialoghi muti e instabili. Ci siamo odiati. Io ti ho odiato da dentro, dallo stomaco e dalle dita delle mani che ti avrebbero strappato tutto ciò che ti avevo donato. Ho masticato vetro e qualcuno mi ha aiutato a ingoiare.

Non tu.

Sono risalita lungo la strada ampissima delle mie aspettative, ho passato una cera liscissima per poterci scivolare bene, battere la testa e dimenticarle in fretta. Capire quanto male potessero farmi. Ad ogni caduta una nuova consapevolezza.

Ho imparato a memoria tutti i tuoi difetti, le tue impotenze. Ho accettato l’amore smisurato che hai per te e la tua poca scolarizzazione in fatto di sentimenti a lungo termine.

Ho riconosciuto le mie insufficienze amorose, la mia immaturità di cuore, la mia scarsa attitudine alla responsabilità verso me stessa, al troppo bisogno di conferme che non servono. Ho riconosciuto tutte le mie dipendenze e assuefazioni. Ho imparato a metterle in fila e a dar loro un nome.

Ho conosciuto l’amicizia distante e vera, il potere degli abbracci stretti da lontano, la forza che viene da dentro, quando scavi bene. Quando scavi affondo e ti si aprono le punta delle dita e la terra entra sotto le unghie e tutto è sporco e tutto può essere lavato via.

Mi dici, arrivi tu e pulisci tutto.

E il nodo che ho stretto tempo fa, spinge per sciogliersi in acqua dagli occhi, ma sono stata brava ad annodarmi con cura i pensieri. A creare uno spazio nuovo dove ri-posarti e farti ri-crescere.

Siamo sempre io e te ma siamo diversi.

Siamo sempre io e te ma ci siamo cambiati la pelle a forza di sbagli e di tagli.

Ci siamo conosciuti davvero e ora sappiamo a distanza quando uno pensa all’altro e quando no.

Ci siamo conosciuti davvero per capire che quello che abbiamo adesso è così bello e fragile nel suo essere pietra preziosa, che non può essere diverso da così com’è.

Non ora.

Non qui.

Ho tesori da custodire e fiori gialli da innaffiare ogni notte.

Sto diventando grande e ho imparato la parola ‘cura’.

Anche per colpa tua.

Anche grazie a te.

Io

tutto 

proteggerò

.

(Fonte: mihaisoltantostrappatounpodisilenzio.wordpress.com)

tags: senza tag,

L’amore è un po’ quella cosa di quando rientri a casa all’improvviso dopo quasi due mesi, citofoni, dici solo ‘Apri’ e senti tuo padre dall’altra parte dire a tutti… ‘C’è Jaula!’.

L’amore è nel sentire senza indugi.

Nell’essere certi che sei proprio tu, e nessun’altro al mondo.

Da grande farò la fotografa di nuvole. Nu

Ultimo giorno di scuola.
Io mi vesto d’estate.
All’anno prossimo alunni miei urlanti.
All’anno prossimo.

Qualcuno dovrebbe studiarle quelle leggi fisiche che regolano gli incontri e gli incroci, le svolte e le strade che si sfiorano.

L’energia di una abbraccio a 26 braccia.
Un Corpo Celeste bellissimo.

(Fonte: Spotify)

Domeniche a leggere e a contare pensieri.
Qualche nuvola.
Pelle bianca ancora .

Beatriz González [ y yo]

- Mijita, no me cuente más. Estamos frente a un caso muy peligroso. Todos los hombres que primero tocan con la palabra, después llegan más lejos con las manos.

- ¡Qué van a tener de malo las palabras! – dijo Beatriz abrazándose a la almohada.

- No hay peor droga que el bla-bla. Hace sentir a una mesonera de pueblo como una princesa veneciana. Y después, cuando viene el momento de la verdad, la vuelta a la realidad, te das cuenta de que las palabras son un cheque sin fondo. ¡Prefiero mil veces que un borracho te toque el culo en el bar, a que te digan que una sonrisa tuya vuela más alto que una mariposa!

- ¡Se extiende como una mariposa! – saltó Beatriz.

- ¡Que vuele o que se extienda da lo mismo! ¿Y sabes por qué? Porque detrás de las palabras no hay nada. Son luces de bengala que se deshacen en el aire.

- Las palabras que me dijo Mario no se han deshecho en el aire. Las sé de memoria y me gusta pensar en ellas cuando trabajo.

 - Ya me di cuenta. Mañana haces tu maleta y te vas unos días donde tu tía en Santiago.

- No quiero.

- Tu opinión no me importa. Esto se puso grave.

[…]

- ¡Qué tiene de grave que un cabro te hable! ¡A todas las chiquillas les pasa!

- Estás húmeda como una planta. Tienes una calentura, hija, que sólo se cura con dos medicinas. Las cachas o los viajes. –Soltó el lóbulo de la muchacha, extrajo la valija desde abajo del catre y la derramó sobre la colcha–. ¡Vaya haciendo su maleta!

- ¡No pienso! ¡Me quedo!

 - Mijita, los ríos arrastran piedras y las palabras embarazos. ¡La maletita!

 - Yo sé cuidarme.

[…]

La muchacha mordió la almohada, y después, mostrando que esos dientes, aparte de seducir, podían deshilachar tanto telas como carnes, vociferó:

- ¡Esto es ridículo! ¡Porque un hombre me dijo que la sonrisa me aleteaba en la cara como una mariposa, tengo que irme a Santiago!

- ¡No sea pajarona! –reventó también la madre–. ¡Ahora tu sonrisa es una mariposa, pero mañana tus tetas van a ser dos palomas que quieren ser arrulladas, tus pezones van a ser dos jugosas frambuesas, tu lengua va a ser la tibia alfombra de los dioses, tu culo va a ser el velamen de un navío, y la cosa que ahora te humea entre las piernas va a ser el horno azabache donde se forja el erguido metal de la raza! ¡Buenas noches!

Sarà che sto andando a dormire già con la persiana alzata e la finestra aperta sulla strada cieca, alla ricerca di uno strano equilibrio tra il freddo della notte e il caldo improbabile di un piumino a fine maggio, ma io sogno ogni notte di avere poteri magici.
Cosa io ne faccia però, non m’è dato ricordare.