Perdón

Stavo pensando che avrei delle belle foto del mio [mini] cammino di Santiago, solo che mi è preso un sentimento a metà strada tra la gelosia irrazionale e l’antisocial e mi sono detta “Jaulà, ma davvero è necessario?”.

Come quando ti giri tra le mani quell’oggetto qualunque in quel qualunque negozio X e guardandolo ti chiedi se ti serva veramente o stai solo spendendo soldi inutilmente. Consumismo.

Solo che io poi ci sto scrivendo sul social, e allora non mi sembra che abbia poi tanto senso questa mia riflessione. 

Forse ho soltanto bisogno di tornare un po’ lontano, là esattamente dove vorrei stare adesso.

Ah, per compromesso con me stessa ne pubblico solo una. Non una di quelle belle. Qua ci sono io. Y poco más…

Alto del perdón - Navarra - España

¿Cuántas caras puedes tener, oh España?
[Playa de Mataleñas - Faro de Cabo Mayor]

Fammi da faro in mezzo all’oceano.
[Santander - España]

Sono talmente terrona che le persone che si ricordano del mio strano onomastico hanno sempre un posto speciale nel mio cuore.

Anonimo
Attenta, manca una i nel titolo. Esperienziale

Ognuno ha gli anonimi che si merita. A me questi piacciono tanto. Sono malata, lo so.

Grazie anon.

Esperienziale

Mi metti accanto alla tua famiglia e a tua figlia. E a me tuona nel petto una riconoscenza che è sorriso sulle labbra bagnato dalle lacrime.
Mi verrebbe da stringerti forte, un’ultima volta, e ripeterti ti voglio bene mille volte, tanto da creare un solco nei tuoi ricordi e sperare di riuscire a vincere il tempo e le volte.
Perché poi, vedi, la vita è questo ammasso di dolcezza e dolore, di esperienze che ci fanno grandi e ci piegano. La gobba che ci spunta sulla schiena è la collina dei nostri “ho imparato che” e io vorrei davvero che fosse piena di fiori, ma le stagioni ci insegnano che non è mica possibile.
Allora ho imparato che bisogna scegliere e rinunciare a qualcosa.
C’è chi pensa di poter rinunciare alla propria città, alla colazione, a internet, al mare, ad avere figli, al vivere con chi si ama, alla carne, a scopare, al balsamo per i capelli e al deodorante.
Io penso di poter rinunciare a te, e te lo dico dolcemente tanto mi suona tremendo.
Avrei potuto dire al deodorante e barare, ma a quello ho rinunciato anni fa.
E non mi va di barare, lo sai.
E, con amore, mi dici va bene e immaginiamo un futuro in cui, se va bene, ci ritroveremo a giocare a scopone scientifico e se va male, ci saremo dimenticati.
Tu ricorda che hai un disco mio.
Io ricordo che ho un disco tuo.
Ricordiamoci di premere play tutte le volte che penseremo di non essere forti abbastanza.

(Fonte: mihaisoltantostrappatounpodisilenzio.wordpress.com)

Piccoli momenti di trascurabile felicità. Ovvero “Vacanze: fine primo tempo”:
1) Dammi una spiaggia in mezzo al nulla e ti dirò chi sei.
2) C’era una volta un castello, due principesse e un cavalier servente.
3) Punto di osservazione orizzontale. Sottotitolo: io oggi non mi alzo da qui.
4) Bianco, rosso e blu.
5) Regalami un mazzo di ombrelloni colti al sole. Fammi semplice e felice.
6) Fammi perdere la cognizione del tempo e del vento.
7) Non oltrepassare la linea gialla.
8) Regionalismi.

(Fonte: instagram.com)

Alguien

Il mare a ferragosto è spesso agitato. Forse lo sa che la notte prima nessuno ha dormito, allora chissà, tra sé e sé si dirà che per una volta può fare come cazzo gli pare senza recriminazioni di sorta.
Mia madre a ferragosto cucina sempre qualcosa che non farebbe mai un qualunque altro giorno dell’anno.
Sul fuoco le cipolle si sciolgono lentamente, sono tantissime e profumate, e la carne si scioglie con loro. Uno sposalizio, direbbe qualcuno.
Ma non so chi sia quel qualcuno.
Sono tornata a casa in tempo per mangiare la genovese, per sciacquare i costumi nell’acqua dolce, per dimenticarmi tutte le mutande a trecentocinquanta chilometri di distanza, per guardare il cielo dalla finestra della mia camera, attraverso le persiane oblique e per pensare che un po’ sono contenta di essere qui e un po’ no.
Però l’ho scelto.
E allora ricordo a me stessa quanto sia importante non lasciarmi vivere dalle cose ma viverle. E sceglierle. Anche a costo di incazzarmi e assai, anche se ho la testa dura e la batto contro un’altra che forse è più cotta al sole del sud della mia, ed è di sicuro più scura e bagnata dal mare.
Gli isolani non sono semplici, mi dice qualcuno.
Ma forse qualcuno non ha capito che io sono nata in questa parte del mondo apposta, mica per caso.
E quel qualcuno io lo so chi è.

(Fonte: mihaisoltantostrappatounpodisilenzio.wordpress.com)

Di desideri fortissimi e altre amenità.

Di un desiderio che trema sulle labbra.
Ne sento la eco sui capezzoli che si irrigidiscono all’istante.
Credo all’incanto delle formule magiche sussurrate o sbattute sulla bocca. 
Sei come un colpo di vento.
Mi sferzi i capelli e mi raccogli intorno gli odori.
Io ferma in mezzo al sentiero di te
non ho paura.
Posso chiudere gli occhi.
Lasciarti venire.
Con me.

Anche queste sono rese. Silenziose e bellissime.

Correos

Stamattina guardavo la buca delle lettere con la mia busta gialla stretta in mano. Sono così disabituata a spedire lettere che l’ho guardata con aria scettica per diversi minuti. Lei rossa e scolorita per il sole e la dimenticanza. Poi mi sono girata e sono andata direttamente all’ufficio postale.

Non avere fiducia nelle buche postali non mi piace.

Mi sto trasformando in una brutta persona.

magiadelsogno ha detto: Meraviglia.

Mi meraviglio anche io. Tanto. Però è bello. Potessi sempre sentirla la meraviglia, io non mi lamenterei! Come sempre, Grazie! Sei cara. 

tags: magiadelsogno,

Ovunque proteggi

Il telefono è un filo che ci collega attraverso un tempo che non riconosco più. Ieri oggi e domani si mescolano come carte di un mazzo per un gioco di cui non conosco le regole. Mi sorprendi rubandone una che nascondi tra l’orecchio e i tuoi capelli.

Ci siamo amati in un tempo che non esiste più, in uno spazio fatto di linee telefoniche e letti sfatti ma bellissimi, perché coperti dei sogni nostri. Ci siamo voluti in un angolo feroce e strettissimo che ci piegava le teste e ci faceva aprire gli occhi per guardarci meglio. Ci siamo straziati di lontananza e incomprensioni, di caldo d’estate e di sorrisi stanchi. Ci siamo trafitti di parole non dette, emozioni soffocate, dialoghi muti e instabili. Ci siamo odiati. Io ti ho odiato da dentro, dallo stomaco e dalle dita delle mani che ti avrebbero strappato tutto ciò che ti avevo donato. Ho masticato vetro e qualcuno mi ha aiutato a ingoiare.

Non tu.

Sono risalita lungo la strada ampissima delle mie aspettative, ho passato una cera liscissima per poterci scivolare bene, battere la testa e dimenticarle in fretta. Capire quanto male potessero farmi. Ad ogni caduta una nuova consapevolezza.

Ho imparato a memoria tutti i tuoi difetti, le tue impotenze. Ho accettato l’amore smisurato che hai per te e la tua poca scolarizzazione in fatto di sentimenti a lungo termine.

Ho riconosciuto le mie insufficienze amorose, la mia immaturità di cuore, la mia scarsa attitudine alla responsabilità verso me stessa, al troppo bisogno di conferme che non servono. Ho riconosciuto tutte le mie dipendenze e assuefazioni. Ho imparato a metterle in fila e a dar loro un nome.

Ho conosciuto l’amicizia distante e vera, il potere degli abbracci stretti da lontano, la forza che viene da dentro, quando scavi bene. Quando scavi affondo e ti si aprono le punta delle dita e la terra entra sotto le unghie e tutto è sporco e tutto può essere lavato via.

Mi dici, arrivi tu e pulisci tutto.

E il nodo che ho stretto tempo fa, spinge per sciogliersi in acqua dagli occhi, ma sono stata brava ad annodarmi con cura i pensieri. A creare uno spazio nuovo dove ri-posarti e farti ri-crescere.

Siamo sempre io e te ma siamo diversi.

Siamo sempre io e te ma ci siamo cambiati la pelle a forza di sbagli e di tagli.

Ci siamo conosciuti davvero e ora sappiamo a distanza quando uno pensa all’altro e quando no.

Ci siamo conosciuti davvero per capire che quello che abbiamo adesso è così bello e fragile nel suo essere pietra preziosa, che non può essere diverso da così com’è.

Non ora.

Non qui.

Ho tesori da custodire e fiori gialli da innaffiare ogni notte.

Sto diventando grande e ho imparato la parola ‘cura’.

Anche per colpa tua.

Anche grazie a te.

Io

tutto 

proteggerò

.

(Fonte: mihaisoltantostrappatounpodisilenzio.wordpress.com)

tags: senza tag,

L’amore è un po’ quella cosa di quando rientri a casa all’improvviso dopo quasi due mesi, citofoni, dici solo ‘Apri’ e senti tuo padre dall’altra parte dire a tutti… ‘C’è Jaula!’.

L’amore è nel sentire senza indugi.

Nell’essere certi che sei proprio tu, e nessun’altro al mondo.